Assume valenza continentale un tema sul quale il banchiere scrittore Beppe Ghisolfi è intervenuto con un proprio video editoriale come sempre da pioniere.
Il vertice informale di Ecofin (il coordinamento dei ministri finanziari della zona Euro), riuniti a Gent in Belgio e a cui ha preso parte il nostro ex premier in quanto incaricato da von der Leyen della redazione del dossier sulla competitività, ha messo in evidenza gli alti costi della transizione eco industriale e la conseguente necessità di reperire ingenti risorse annue in conto investimenti che non possono provenire unicamente dai bilanci pubblici nazionali.
Pionieri dell'educazione finanziaria e quindi dell'operazione fiducia che, della prima, rappresenta uno dei pilastri. L'Unione Europea inizia seriamente a porsi la questione dei costi della transizione industriale e verde, parecchie centinaia di miliardi annui, nell'edilizia e nella mobilità automobilistica.
Costi la cui copertura non può esaurirsi al recovery fund pandemico, né può tradursi in aumenti di tassazioni, comunitarie e nazionali, su redditi e patrimoni che aggraverebbero la stagnazione dei prodotti interni e degli scenari macro economici del vecchio Continente e dei singoli Paesi.
Ecco, allora, che la soluzione potrebbe provenire da un rilancio del rapporto fiduciario, oggi purtroppo annacquato, fra cittadini e istituzioni europee. In tal senso, lo sviluppo dell'educazione finanziaria, attraverso una decisa accelerazione sulla via della trasparenza dei mercati dei capitali, e della loro unificazione e coordinamento, con l'obiettivo di mettere a punto strumenti tracciabili e intelligibili di raccolta e di gestione del grande e diffuso stock di risparmio privato detenuto dalle famiglie e dalle aziende familiari della UE.
Esattamente ciò di cui si è parlato a Gent, località situata nel Nord del Belgio, in occasione della riunione informale dei Ministri dell'economia e delle finanze della zona di vigenza della moneta unica: qui, il ministro delegato del Governo Macron, Bruno Le Maire, ha sottolineato che, mentre gli Stati nazionali non hanno più molto denaro disponibile, e di conseguenza rischiano di calare i trasferimenti al budget comunitario annualmente fissato dalla Commissione di Bruxelles, è presente una enorme disponibilità di accantonamenti privati, frutto del lavoro e dei sacrifici delle generazioni precedenti, quantificata in 35.000 miliardi di euro, un terzo dei quali costituito da giacenze in forma monetaria liquida presso i conti correnti bancari.
Da qui l'idea, assolutamente condivisibile, lanciata dall'omologo d'Oltralpe del ministro Giorgetti: avviare su base volontaria, inizialmente con l'adesione di quattro o cinque Stati, un'unione dei capitali attraverso la quale creare una cornice univoca di riferimento tale da incentivare la mobilitazione dei capitali privati, senza alcun prelievo forzoso bensì sulla base della messa a punto di uno o più strumenti di raccolta e gestione del risparmio europeo. Le condizioni di questi ultimi dovranno essere fissate da un Ente terzo sovranazionale, in questo caso l'Esma, l'autorità europea per i mercati finanziari, ai fini della definizione delle clausole e dei rendimenti, oltre che del quadro della vigilanza da esercitare nei confronti degli Stati e delle banche retail e di secondo livello che dovranno curarne il collocamento.
L'ex premier Mario Draghi e l'attuale presidente della Bce, Christine Lagarde, hanno calcolato che, per evitare costi economici e sociali impropri alle famiglie e alle imprese del vecchio Continente, nella fase di esecuzione della transizione verde eco industriale, occorreranno risorse destinate a oscillare dai 500 agli 800 miliardi ogni anno fra il 2030 e il 2040.
Non è più rinviabile, pertanto, la cosiddetta operazione fiducia: acuita dalla circostanza che finora i risparmi degli Europei preferiscono altri lidi, in particolare gli Stati Uniti d'America, dove sono confluiti fondi per 250 miliardi corrispondenti a quasi il 2% del Pil della UE.