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Cronaca | 27 febbraio 2025, 19:21

Il tempo delle repliche al processo Feudo 2: in aula sfilano i difensori dei dodici imputati

Verso la sentenza anche il procedimento relativo al secondo filone dell’inchiesta delle Fiamme Gialle. Per i sindaci, funzionari e professionisti alla sbarra l’accusa aveva chiesto condanne per un totale di 34 anni

Il tempo delle repliche al processo Feudo 2: in aula sfilano i difensori dei dodici imputati

Gli avvocati Marta Giovannini e Marco Calosso per l’ex sindaca di Vezza d’Alba Carla Bonino, la collega Silvia Calzolaro per l’altro vezzese a giudizio, l’ex vicesindaco Giuseppe Steffanino. Quindi l’avvocato albese Roberto Ponzio e il collega astigiano Pierpaolo Berardi per l’ex sindaco di Santo Stefano Roero Renato Maiolo. Quindi il collega Piermario Morra per il geometra albese Giovanni Careglio, Giorgio Piazzese per l’ex primo cittadino di Montaldo Roero Fulvio Coraglia. L’avvocato Enrico Gaveglio per l’ingegnere Valter Peisino e la collega Michela Malerba per l’architetta Cinzia Gotta, anche lei tra i professionisti a giudizio nell’indagine che ha messo sotto inchiesta conti, opere pubbliche e affidamenti di lavori effettuati nei tre centri della Sinistra Tanaro finiti sotto il faro della Guardia di Finanza di Cuneo e della Procura della Repubblica di Asti. 

E’ stato il tempo delle repliche, martedì 25 febbraio nel palazzo di giustizia astigiano, per il processo nato dall’indagine battezzata Feudo 2, secondo filone dell’accertamento partito da una segnalazione della Procura regionale della Corte dei Conti, la cui notazione sul disordine dei conti di quelle amministrazioni aveva portato le Fiamme Gialle cuneesi nel municipio di Santo Stefano Roero prima, quindi in quelli di Vezza d’Alba e Montaldo Roero.   

Un procedimento giunto ormai alle battute finali, come quello che nei giorni scorsi ha visto la condanna di Renato Maiolo a due anni di reclusione per i maltrattamenti all’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Municipio santostefanese Clarice Giacone (leggi qui) o quello che – ora rinviato al prossimo 2 aprile – vede lo stesso Maiolo e altri cinque imputati destinatari di richieste di condanna per complessivi 27 anni e 8 mesi (leggi qui).

Nei due procedimenti è il medesimo il pubblico ministero, il sostituto procuratore Davide Lucignani, che per questo secondo capitolo processuale ha avanzato al Tribunale presieduto dalla dottoressa Elisabetta Chinaglia, giudici a latere Matteo Bertelli Motta e Roberta Dematteis, richieste di condanna per un totale di 34 anni, con la più pesante, 7, nei confronti del geometra albese Giovanni Careglio.

Ben 24 i capi d’imputazione contestati ai dodici imputati tra ex sindaci e vice, dipendenti comunali e professionisti, tacciati di accuse rispetto alle quali i rispettivi legali hanno tutti protestato l’estraneità dei propri assistiti. "Quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto per servire le nostre comunità" e "se abbiamo colpe sono state dovute a errori, e non certo alla volontà di intascarsi qualcosa", sono la parafrasi di quanto ricorso nei discorsi proferiti a difesa dei quattro amministratori, mentre quelli dei funzionari e professionisti chiamati sul banco degli imputati hanno messo l’accento sull’estrema complessità delle materie affrontate, escludendo a loro volta profili di dolo.

Il momento della verità si avvicina. Il prossimo 14 marzo l’udienza che dovrebbe portare alla sentenza.

Ezio Massucco

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