Attualità - 27 febbraio 2025, 16:50

Anche a Cuneo toghe in sciopero contro la separazione delle carriere: "Riforma punitiva. Difendiamo la Costituzione"

In tribunale il pubblico ministero Carla Longo, segretaria dell'Anm, ha illustrato le ragioni della protesta andata in scena oggi: "Per noi un'estrema ratio". Il procuratore Onelio Dodero: "Trattati come incapaci e scocciatori"

Il procuratore capo di Cuneo Onelio Dodero

Il procuratore capo di Cuneo Onelio Dodero

“La separazione delle carriere compromette l’indipendenza della Magistratura. Noi siamo magistrati, siamo uomini e donne delle istituzioni e, là dove queste sono in pericolo, è nostro preciso dovere ergerci in difesa della nostra Costituzione, perché non siano vanificati il sangue versato dai nostri padri e gli immensi sforzi da loro compiuti nel donarcela”. 

A gridarlo silenziosamente aderendo allo sciopero proposto dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) è l’80% di tutti magistrati italiani che oggi, giovedì 27 febbraio, sono scesi in piazza e nelle aule dei tribunale indossando la toga e la coccarda tricolore per “difendere la Costituzione”. Tra loro, ci sono anche i magistrati del palazzo di giustizia di Cuneo, tra giudici - civili, penali e di sorveglianza - e pubblici ministeri.

Lo sciopero è stato indetto dall'Anm per dire “no" al disegno di legge presentato nel giugno scorso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Riforma che, con una modifica il Titolo VI della Costituzione, prevede la separazione delle carriere per i magistrati e lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura. 
 

A Cuneo, la Sezione Penale, tra giudici e pubblici ministeri, conta in totale 22 magistrati. In Procura, ufficio guidato dal procuratore capo Onelio Dodero e composto da undici pubblici ministero, l’adesione allo sciopero è stata del 100%: “Oggi ci asteniamo con trattenute sullo stipendio - ha commentato il capo dell’ufficio Dodero -. Lo sottolineo perché si è anche detto che, nonostante l’astensione, verremo pagati. Ma non è vero. Sapete chi ce lo fa fare? La Costituzione. Che ci rende tutti uguali. Questi ‘prepotenti propositori e fautori dell’‘illuminata riforma' vogliono fare in modo che la giustizia non sia uguale per tutti, ma che sia più uguale per i pochi e non per i tanti. Togliendo quell’‘inutile orpello’ che si chiama uguaglianza”. 

Quanti ai giudici del tribunale penale, di quello di sorveglianza e della sezione civile, l'adesione allo sciopero è stato del 75-80%. 

Anche al Tribunale di Asti, come confermato dal procuratore Biagio Mazzeo, l’adesione dei pubblici ministeri è stata coesa. “Speriamo in bene…”, ha commentato il procuratore astigiano raggiunto al telefono dal nostro giornale.

Alcuni dei magistrati del tribunale di Asti

Numerose sono state, nel corso della mattinata, le iniziative proposte dall'associazione che riunisce i magistrati. Per il palazzo di giustizia di piazza Galimberti, il sostituto procuratore Carla Longo, segretaria per la sezione Anm di Cuneo, in rappresentanza delle colleghe e dei colleghi scioperanti, con a fianco il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo, Alessandro Ferrero, e il presidente della sezione civile, il giudice Ruggero Berardi, ha illustrato quelli che sono i tre punti previsti dalla riforma Nordio: la separazione delle carriere,  lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e il metodo di sorteggio. 

Ma che cosa significa?
Oggi i pubblici ministeri i giudici, che sono magistrati, fanno parte di una sola carriera: il concorso per accedervi è il medesimo e godono delle stesse garanzie. Il loro ruolo, però, è diverso: il pubblico ministero svolge le indagini, decide su un eventuale rinvio a giudizio dell’indagato e sostiene l’accusa nel processo; il giudice, invece, decide sul materiale probatorio offerto dal pubblico ministero e dalle difese e sulle richieste avanzate, che ricomprendono assoluzioni e condanne. 

Al momento, la carriera dei magistrati è unica e il passaggio tra la funzione requirente e quella giudicante è possibile solo una volta, entro 10 anni dalla prima assegnazione, per effetto della Riforma Cartabia del 2022. 

“Secondo i dati statistici - precisa il sostituto procuratore Carla Longo -, negli ultimi cinque anni solo lo 0,4% dei pubblici ministeri è passato all’ufficio del giudice e solo lo 0,2% dei giudicanti ha compiuto il passaggio in Procura. Questa è una riforma inutile e dannosa. Perché la separazione delle funzioni altro non fa che sottrarre alla comune cultura della giurisdizione l’indipendenza del pubblico ministero che, di fatto, è il primo ‘giudice’ con cui il cittadino viene a contatto quando viene sottoposto a un’indagine. Il pubblico ministero, se non ritiene ci siano prove, allora chiede l’archiviazione, sottoponendo la propria scelta a un giudice di merito che potrà accogliere l’archiviazione o rigettarla ordinando di fare altre indagini con un’imputazione coatta. I dati statistici dimostrano chiaramente come il giudice non si appiattisca alla richiesta del pubblico ministero”. 

"Un pubblico ministero che può agire liberamente - ha continuato Longo- e  che non potrà mai essere condizionato da approcci, indicazioni esterne di natura politica o condizionamenti, è la prima forma di libertà del cittadino. È un pubblico ministero forte e indipendente”.

Attualmente, tutti i magistrati sono ‘amministrati’ dal Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), un unico organo che si occupa di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti e anche provvedimenti disciplinari, composto per un terzo da componenti eletti dal Pparlamento e per due terzi da magistrati eletti dalla magistratura stessa. 

Con la riforma, oltre a volere due Csm, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, si vuole anche cambiare la modalità con cui i componenti vengono scelti, prevedendo che un terzo venga estratto da un elenco di persone scelte dal Parlamento stesso e i restanti due terzi, invece, sorteggiati, senza alcuna possibilità di scelta, tra i magistrati. “Questa non è una riforma della giustizia – ha chiosato il pubblico ministero Longo -. Io non ho sentito parlare di uffici, di personale, di polizia giudiziaria o di carceri. Questa è una riforma punitiva nei confronti della Magistratura . L’ Anm non vuole osteggiare la riforma, ma difendere quell’assetto costituzionale frutto di un percorso e concentrazione di un equilibrio derivante dal storia dell’Italia”.

Della separazione delle carriere come “una questione estetica, con cui dare una parvenza di terzietà”, ha parlato anche il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo, Alessandro Ferrero: “La separazione non risolve un problema, che poi è un problema che esiste davvero? Io credo che forse sarebbe ora, e lo auspico, che tutti noi, avvocati e magistrati, iniziassimo a capire che facciamo parte della stessa comunità con gli stessi interessi: l’andamento della giustizia”.

“Ci trattano come degli scocciatori e non come delle persone che vogliono un confronto – ha concluso il capo dell’ufficio della Procura cuneese, Onelio Dodero. Siamo scocciatori perché non la pensiamo come loro. Se tutto andrà bene, non cambierà nulla. Ma dovremo avere una fortuna esagerata. Con questa riforma è come se ci dicessero che siamo degli 'incapaci' e che dobbiamo avere un amministratore. Non chiedetemi come andremo a finire. Perché ci siamo già”.

Files:
 DISCORSO CONCLUSIVO SCIOPERO GEC 27.2.2.25 ultima versione (88 kB)

CharB.

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