Riceviamo e pubblichiamo
Egregio direttore,
il Presidente della Provincia Luca Robaldo è partito bene: con il suo “Patto civico” vuole “promuovere la cultura, la partecipazione e il benessere della nostra comunità provinciale “. Questa intelligente iniziativa fuor di dubbio è uno scatto in avanti rispetto alla situazione politica e amministrativa provinciale, e può essere l’abile ricerca di un logico equilibrio di governo per lo sviluppo e la convergenza verso primari obiettivi comuni, e verso tutti coloro che si impegnano per il nostro territorio. Può essere così una scossa per tutti di fronte all’immobilismo e il burocraticismo della politica cuneese.
E’ fuori dubbio che tutto parte dalla constatazione che la gran parte degli italiani - coloro che si astengono elettoralmente – non sono né di destra né di sinistra, né tanto meno impazzano per una terza area (quella cosiddetta centrista), perché di questi tempi ritengono queste collocazioni non propositive, non credibili, non innovative. Ma è altrettanto indubbio che a Cuneo questa constatazione di fondo richiede il tentativo di avviare la proposta di un punto di riferimento, magari indicando un personaggio emergente, sicuro, affidabile. Una leadership che non sia la lunga mano del potere altrui. Veniamo al sodo, non ci sono alternative, il protagonista per il futuro è Luca Robaldo, che alla guida della Provincia, va riconosciuto, ha dato buona prova per i contenuti e gli obiettivi indicati.
A questo punto agli “addetti ai lavori” viene in mente che si vuole procedere verso l’insuperato “modello Quaglia” di fine anni Novanta-inizio anni Duemila. Ma attenzione al percorso che si vuole intraprendere; quel modello “ecumenista” non è ripetibile,se si intende accontentare tutti, anche tenendo conto che diverse sono le condizioni e il livello degli interpreti.
Per prima cosa, Giovanni Quaglia partiva da una realtà consolidata da lui stesso, che lo ha portato a scegliere con chi collaborare e non a farsi scegliere dalle correnti interne per potere operare . Egli, ricompattato il “centro” politico, amministrativo e finanziario della Granda, è stato di fatto riconosciuto e investito dell’autorevolezza necessaria per guidare insieme all’occorrenza centro, sinistra e destra. Operativamente il “suo” centro civico godeva al suo fianco dell’apporto di un uomo del calibro dell’avv. Giuseppe Giordana (il “fauno”), e di uno studioso come Paolo Maero. A sinistra, con azione equilibrata sulle cose da fare si avvantaggiava dell’attività non invadente e in linea di persone come Franco Revelli, Lido Riba e Mario Riu. Poi a destra seppe coinvolgere su temi mirati la destra liberale e quella nazionale. Fu l’epoca delle grandi occasioni progettuali della Granda.
Si capisce che anche stando ai protagonisti attuali della politica cuneese, il “modello Quaglia” non è ripetibile, ma può fornire delle indicazioni su cui riflettere. Infatti, per espandere seguito e consensi il “patto civico”, e quindo Robaldo, non può non sciogliere alcuni nodi. I “padrini” Cirio, Crosetto, Costa cos’hanno in serbo per Cuneo? Gli amministratori aderenti al centrodestra riconoscono la necessità di costituire un coordinamento su un progetto generale comune, per un’azione puntuale congiunta? La sinistra che grazie alla sua politica non è più in grado di fare prigionieri , penserà forse che con aggressioni verbali sia ancora possibile fare raccolta di prigionieri imbelli? E ancora, in un Paese in cui si vuole imporre il pensiero unico di sinistra chi esprime idee di destra è considerato clandestino?
L’appello del “Patto civico” è lanciato all’insegna del “pragmatismo e buon senso”. Il progetto politico e le azioni conseguenti possono essere spesso intrisi di pragmatismo. Ma non illudiamoci che si possa nelle varie circostanze dispensare buon senso. E’ sapere fare politica che conta. Tocca al presidente Robaldo chiamare a raccolta amministratori e rappresentanti delle categorie locali, proporre idee e progetti condivisibili. Oggi come oggi la sua forza sta nel non esserci alternative da contrapporgli e nei tanti che guardano speranzosi alla sua iniziativa. Sfrutti l’occasione, non si faccia né frenare né scavalcare. Dica a gran voce che nessuno vuole un uomo solo al comando, ma è necessario un punto di riferimento certo e capace a cui affidare le aspettative della Granda. Annunci che chi ci sta ci deve stare davvero; stani così coloro che intravedono nella “trasversalità pragmatica” una sorta di campagna acquisti.
Chi chiede a Robaldo qual’è oggi il suo orientamento politico non ha capito che egli intende personalmente occupare un vuoto propositivo e uno spazio di aggregazione che proprio a Quaglia era riuscito trent’anni fa. Se sarà capace di conquistarsi mani libere potrà misurarsi costruttivamente con la politica regionale e nazionale. E sarà bene per tutti.
La provincia di Cuneo premierà “patti civici” e forze politiche che congiuntamente le sapranno dare il peso politico che merita e che è indispensabile per il suo sviluppo futuro.
Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale), Guido Giordana (sindaco di Valdieri)