Attualità - 07 aprile 2023, 16:13

Gazzano, ANCE: "Dopo il rilancio isterico dei vari bonus, il PNRR è un nuovo shock per la filiera delle costruzioni"

Il presidente di Ance Cuneo evidenzia le straordinarie opportunità date dal PNRR, che però ricadono in buona parte su un settore che ha vissuto un lungo decennio di recessione. Mancano manodopera e competenze. E i tempi sono strettissimi...

Gazzano, ANCE: "Dopo il rilancio isterico dei vari bonus, il PNRR è un nuovo shock per la filiera delle costruzioni"

"Dopo anni di crollo degli investimenti, il settore edile ha vissuto, un rilancio isterico legato ai tanti bonus, a partire dal 110%. E' stato uno shock per tutta la filiera delle costruzioni. Ora, con il PNRR, ne è arrivato un altro, più strutturato ma anche più impegnativo su larga scala. Serve una politica industriale ma anche un sostegno da parte dello Stato, con strumenti normativi adeguati, come il nuovo Codice degli appalti". 

Così Gabriele Gazzano, il presidente di ANCE Cuneo (Associazione Nazionale Costruttori Edili), a commento dei tanti dubbi che stanno tenendo banco, in questi giorni, sui ritardi nell'avvio dei cantieri e delle opere finanziate dal PNRR, con cui si punta al rafforzamento della dotazione infrastrutturale del Paese e alla transizione green e digitale. Dubbi che si traducono anche nel timore di perdere moltissimi soldi e altrettante opportunità.

In Granda sono circa 1800 i progetti presentati, per un totale di circa 600 milioni di euro, finanziati per più della metà. Sono stati presentati da 237 comuni su un totale di 247, praticamente tutti. Questo rende l'idea dei numeri e degli sforzi necessari per attuarli in tre anni, entro il 2026.

Essendo centrale la questione infrastrutturale, una parte significativa delle risorse mobilitate con il PNRR e il Piano complementare ha attivato e andrà ad attivare la filiera delle costruzioni.

Che paga, però, anni di recessione. 

"Il settore è stato chiamato a dare risposte urgenti e rapide in un momento in cui non era pronto a farlo. L'offerta non è in grado di rispondere alla domanda. Con il PNRR, ci è richiesto uno sforzo enorme, in termini di competenza, personale, organizzazione. Molte gare stanno andando deserte perché numerose aziende non sono strutturate per realizzare determinate opere. Penso alle numerose scuole finanziate nella nostra provincia", continua.

Un boom dopo la crisi. Crisi in cui è stato proprio il settore edile il più penalizzato. Gli investimenti in costruzioni in Italia avevano registrato, dal 2008 in avanti, un crollo di quasi il 40 per cento, svolgendo un ruolo determinante nello spiegare le difficoltà dell’economia italiana del periodo. Ovviamente ne ha risentito tutta la filiera, dall'industria ai servizi.

Il biennio 2021-22, caratterizzato dai tanti bonus, ha fatto segnare un rilancio importantissimo. Fra la fine del 2019 e il secondo trimestre del 2022 gli investimenti in costruzioni hanno registrato una crescita del 29 per cento, pari a 10 miliardi al trimestre (quindi circa 40 su base annua). Sollevando molti dubbi sulla sostenibilità stessa di una crescita così accesa da parte della filiera. Si sono registrati significativi incrementi occupazionali, sfociati in problemi di reperimento di manodopera.

Tali tensioni evidenziano come il comparto si approssimi alla saturazione della capacità produttiva, necessitando esso stesso di investimenti e allargamento della base produttiva per tenere il passo degli obiettivi ambiziosi del PNRR, con la necessità di portare a termine, nei prossimi anni, un programma di investimenti ambizioso.

Il flusso di opere attivato da quest’ultimo e dal PNC, rapportato al periodo in cui andrebbero realizzati gli investimenti secondo il programma, rende concreto il rischio che, in mancanza di una capacità produttiva adeguata, gli investimenti attivati procedano a rilento, non riuscendo a rispettare gli obiettivi.

C'è poi il grande problema della manodopera: i lavori in ambito edile sono scarsamente attrattivi per i più giovani, dato anche il progressivo aumento del tasso di scolarizzazione delle generazioni all'ingresso nel mercato del lavoro. Non è un caso che da diversi anni le costruzioni abbiano visto un progressivo incremento della presenza di lavoratori stranieri.

Politiche specifiche per l'occupazione in edilizia, legate all'inserimento di lavoratori stranieri, possono agevolare la realizzazione dei piani del PNRR, data la scarsa preferenza dei giovani italiani per questo tipo di occupazioni.

"E' un momento molto delicato e allo stesso importante per il settore - commenta Gazzano. C'è da correre e cambiare identità. E' cambiato lo scenario, non più circoscritto alla riqualificazione termica ed energetica degli immobili, ma più strutturale. Si sta scaricando sulla filiera una quantità di progetti e opportunità, per il mercato, unica e straordinaria, ma in un tempo circoscritto di tre anni, che si vanno a interfacciare con un tessuto imprenditoriale dell'edilizia che negli ultimi 15 anni è stato lasciato da parte. E' mancata una politica industriale mirata e l'investimento sulle risorse, per cui viene a generarsi uno sbilanciamento tra domanda e offerta". 

Tra fine 2022 e inizio 2023, proprio per stare nei tempi, sono state bandite tantissime gare, alcune molto complesse, che richiedono una forza in termini di risorse, competenze, disponibilità economica e vincoli che molte aziende non possono sostenere. E, infatti, sono tante le gare che vanno deserte. "Le nostre aziende - spiega Gazzano - hanno una sostenibilità interna che deve essere considerata. Il mercato non è pienamente strutturato per rispondere ad un così significativo numero di opere. Senza contare che non si può nemmeno fare affidamento sulla presenza di aziende di altri territori. Le aziende del Sud ora non gareggiano più al Nord, perché ci sono opere e infrastrutture da realizzare anche da loro. La situazione è la stessa ovunque, per cui si gareggia in casa propria". 

Conclude Gazzano: "Per la Granda, come ANCE, mi sento di dire che siamo ottimisti. Il settore è chiamato a rispondere ad un'esplosione di domanda dopo una profonda crisi, non supportata da politiche adeguate. Questo ha portato ad un impoverimento del settore a partire dalle competenze e dalla manodopera. Stiamo assistendo ad uno scenario del tutto nuovo, ma è in gioco il futuro del Paese, sul quale la filiera delle infrastrutture è chiamata a mettere in campo uno sforzo enorme".

Barbara Simonelli

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