Alberto Vassallo, 23 anni, giovane musicista di Savigliano, ha recentemente partecipato a una missione umanitaria in Ucraina con l'associazione Music & Resilience in collaborazione con la ONG Mediterranea Saving Humans di Bologna.
Durante questa esperienza, con gli altri attivisti tutti provenienti dall’Emilia Romagna, il volontario saviglianese ha portato aiuti materiali e supporto psicologico, attraverso la musicoterapia, ai rifugiati nell'area della città di Leopoli.
Prima di questa missione, Alberto aveva già partecipato a interventi umanitari in una baraccopoli del Kenya e sul confine turco-siriano, esperienze che hanno rafforzato la sua volontà di operare in situazioni di emergenza.
Dopo il suo ritorno dall’Ucraina ci ha raccontato la sua esperienza, le difficoltà incontrate e l'importanza della musica in contesti di guerra.
Come è nata l'opportunità di partecipare a questa missione?
"Ho collaborato con Music & Resilience, un progetto che utilizza la musicoterapia per aiutare le persone in contesti di guerra e povertà. Questa missione in Ucraina è stata organizzata in collaborazione con Mediterranea Saving Humans, che opera nel paese dall'inizio dell'invasione russa avenuta nel febbraio 2022. È stata la mia prima missione in Ucraina, mentre per gli attivisti di Mediterranea era la diciottesima. Siamo partiti da Bologna (sede dell’associazione) il 1° marzo con cinque van carichi di beni di prima necessità e siamo rientrati il 10 marzo".
Qual era il vostro obiettivo principale?
"Oltre a consegnare circa tre tonnellate di aiuti, tra medicinali e prodotti igienici, il nostro scopo era portare sollievo emotivo attraverso la musica. Grazie alla generosità di molti donatori, siamo riusciti a raccogliere 10 mila euro in due settimane, destinati all'acquisto dei beni di prima necessità. Abbiamo organizzato momenti di musicoterapia nei campi di sfollati e rifugiati, creando spazi di espressione per bambini, adolescenti, adulti e anziani. La musica ha permesso alle persone di condividere emozioni e storie, anche solo per un momento, distaccandosi dalla durezza della loro quotidianità. La necessità di fuggire dai continui attacchi assieme a molti altri problemi, tra cui l'aumento incontrollato dei prezzi dovuta ad un’inflazione galoppante, hanno generato una condizione di stress permanente sulle persone".
Com'è la situazione a Leopoli?
"Leopoli, pur essendo stata bombardata diverse volte, è una delle città meno colpite dal conflitto e funge da rifugio per molte famiglie in fuga dalle zone più pericolose. Si respirava una sorta di "falsa normalità": negozi aperti, vita sociale, ma con allarmi antiaerei frequenti e un coprifuoco notturno. Durante la missione abbiamo dormito poco, anche a causa dei vicini bombardamenti".
Alberto Vassallo con gli attivisti dell'associazione "Music & Resilience" e della ONG "Mediterranea Saving Humans" in partenza con i van dalla sede di Bologna alla volta dell'Ucraina.
Come reagiscono le persone e i bambini alla guerra?
"Le reazioni variano molto. Nei campi profughi si percepiscono rabbia e un forte desiderio di tornare alla vita di prima. Nei centri madre-bambino, invece, prevale la tristezza: molti bambini non sanno se rivedranno mai i loro padri. Abbiamo anche lavorato con persone affette da disturbi post-traumatici e con anziani segnati, oltre che dall’attuale conflitto che dura da tre anni, anche da quelli precedenti".
E i giovani?
"Questa è una delle problematiche più gravi. Molti giovani vivono nascosti per paura di essere arruolati, il che impedisce loro di costruire un futuro, trovare un lavoro e vivere una vita per quanto possibile "normale". In diversi campi profughi abbiamo incontrato ragazzi che, per evitare il fronte, hanno lasciato tutto alle spalle e si sono rifugiati in città più sicure come Leopoli. È una situazione drammatica, perché si trovano sospesi in un limbo senza prospettive certe".
Quali sono state le principali difficoltà che avete incontrato?
"La burocrazia alla frontiera tra Polonia e Ucraina è stata lunga e complessa, con controlli su ogni van e i beni che trasportavamo. Inoltre, la tensione per gli attacchi aerei e di droni era costante, soprattutto per noi volontari non abituati a vivere in queste condizioni".
Tornerai in Ucraina?
"Assolutamente sì. La prossima missione di Music & Resilience è prevista per luglio e spero di poter partecipare. Questa esperienza ha rafforzato il mio impegno. Sono convinto che la musica possa essere un ponte tra le persone e un modo per resistere alla guerra".
Qual è il messaggio più importante che porti con te da questa missione?
"La solidarietà non è solo un aiuto materiale, ma anche umano ed emotivo. Non siamo andati in Ucraina come "salvatori", ma per condividere e ascoltare, mettendoci sullo stesso livello delle persone che stavamo aiutando. La musica è stata quindi un potente strumento di connessione, capace di dare speranza anche nei momenti più difficili".